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M¥SS KETA SI TOGLIE LA MASCHERA PER SCENDERE NEGLI ABISSI DELL’INCONSCIO FRA LUCI AL NEON E SCINTILLANTE PVC.

 
“DICONO CHE IO SIA UNA DIVA ESAGERATA, ESPLOSIVA, ESASPERATA ED ECCESSIVA.  
LA MIA VITA È UNA SELVA OSCURA IN CUI HO SCELTO DI PERDERMI, FRANTUMANDOMI E SMARRENDO DEFINITIVAMENTE LA RETTA VIA.
MA È PROPRIO IN QUEL BUIO PROFONDO CHE MI CIRCONDA CHE HO PREMUTO IL TASTO PER TRASFORMARMI DA DOMATA A DOMATRICE, DIVENTANDO PROTAGONISTA DI UNA VITA SFRENATA, INCONTROLLABILE E SURREALE: UNA VITA IN CAPSLOCK.”
M¥SS KETA
 
Prima o poi doveva accadere: un atto di verità in un luogo di assoluta artificialità, un grande teatro di posa nero rivestito di pvc lucido.

Per la prima volta M¥SS KETA, ultima regina dell’impero occidentale, si toglie la maschera per accompagnarci in un viaggio verso i lati oscuri della coscienza.

Starting today February 14th, “UNA VITA IN CAPSLOCK”, the new video of the most punk rapper you can meet, a performer with a mysterious identity but with a unique personality.

“A LIFE IN CAPSLOCK” inaugurates a new chapter in the history of M ¥ SS KETA with a video that exploits the four years of experience of the collective Motel Forlanini.

What we find in the video is a M ¥ SS in front of the Shadow, a Jungian symbol of the irrational.

Lost and fragmented in the belly of the unconscious, the definitive diva confronts the meeting with brutal and mysterious forces letting herself be carried away by them but at the same time she asks them, with the savoir-faire of who the hell knows him well.

An aggressive beat fidget house with a low dubstep that evolves into an explosion complextro finale is the soundtrack of an initiatory journey in three stages, translated into a choreography modeled on three different visual worlds.

At the center of everything, always her, our M ¥ SS. Semi lying on a triclinium and surrounded by cellophane sheets, ancient statues and neon lights in a prologue that looks like a postmodern vision of the Roman Empire born of David LaChapelle’s inspiration.

A photograph of today’s West crushed between opulence and gloomy decadence. From then on it is a succession of clones, replicants, multiple identities and changes of dress: black vinyl boots, tight-fitting total black latex outfits, white blouses, longuette skirts with slit, sheer tights, stiletto decolleté, fuchsia and blue electric. And, again: golden braids, blond helmets, sensual red mouths and sharp lacquered nails.

An unprecedented fetish triumph that ranges from Barbarella to Matrix, from Caligola to Andy Warhol, up to the archetype of audiovisual culture of the last decades: cable TV monitors that alternate images with colored bars, memories of the 80s , the decade in which MTV was born.

È on line da oggi 14 febbraio, “UNA VITA IN CAPSLOCK”, il nuovo video della rapper più punk che si possa incontrare, performer dall’identità misteriosa ma con una personalità unica.

“UNA VITA IN CAPSLOCK” inaugura un nuovo capitolo nella storia di M¥SS KETA con un video che mette a frutto i quattro anni di esperienza del collettivo Motel Forlanini.

Quella che troviamo nel video è una M¥SS di fronte all’Ombra, simbolo junghiano dell’irrazionale.

Perduta e frammentata nel ventre dell’inconscio, la diva definitiva affronta l’incontro con forze brutali e misteriose lasciandosi trasportare da esse ma al tempo stesso domandole, con il savoir-faire di chi l’inferno lo conosce bene.


Un beat aggressivo fidget house con un basso dubstep che si evolve in un’esplosione complextro finale è la colonna sonora di un viaggio iniziatico in tre tappe, tradotto in una coreografia plasmata su tre diversi mondi visivi.
Al centro di tutto, sempre lei, la nostra M¥SS. Semi sdraiata su un triclinio e circondata da teli di cellophane, statue antiche e luci al neon in un prologo che sembra una visione postmoderna dell’Impero Romano partorita dall’estro di David LaChapelle.

Una fotografia dell’odierno Occidente schiacciato fra opulenza e cupa decadenza. Da lì in poi è un susseguirsi di cloni, replicanti, identità molteplici e cambi di abito: stivali in vinile nero, attillatissimi outifit in latex total black, camicette bianche, gonne longuette con spacco, collant velati, decolletè a spillo, fucsia e blue elettrico. E, ancora: trecce dorate, caschetti biondi, sensualissime bocche rosse e affilate unghie laccate.

Un trionfo fetish senza precedenti che spazia da Barbarella a Matrix, da Caligola a Andy Warhol, fino ad arrivare all’archetipo della cultura audiovisiva degli ultimi decenni: i monitor della tv via cavo che alternano immagini a barre di colore, ricordo degli anni ’80, il decennio in cui nacque MTV.